Adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile: il nuovo (?) obbligo In evidenza

Guida pratica per imprenditori e amministratori (Parte 1)

Ritornare oggi sull’argomento, quando già numerose letture rinvenibili online hanno ampiamente approfondito il tema, ma esclusivamente dal punto di vista normativo, sembra inutile, ed è per questo che il presente articolo è da considerarsi solo il primo passo per acquisire la conoscenza necessaria al concreto adempimento dell’obbligo normativo.

Saranno pubblicati infatti ulteriori contributi pratici che costituiranno una vera e propria “Guida pratica per imprenditori e amministratori” utile al fine di cogliere l’opportunità di migliorare la gestione delle aziende, celata dietro all’obbligo imposto dal legislatore, già in vigore dal 16 marzo 2019.

Il corretto adempimento rappresenta infatti anche una imperdibile occasione per guidare le aziende nella ripartenza post Covid-19 e gli imprenditori più evoluti già durante la pandemia hanno iniziato a riflettere e ad adottare le misure minime necessarie a cogliere dei vantaggi strategici nei confronti di un mercato in repentina trasformazione.

Ma quanto è nuovo questo obbligo? Da sempre l’imprenditore deve gestire l’azienda con oculatezza e guardando al futuro … ecco le novità.

Con la riforma in corso, a seguito anche della prossima entrata in vigore di alcune misure introdotte dal nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14), il legislatore ha voluto imporre un passo evolutivo alle aziende, spostando l’attenzione dalla gestione della crisi (ovvero lo squilibrio economico-finanziario dell’azienda) alla prevenzione della medesima.

Infatti, i lavoratori dipendenti ed i fornitori delle imprese fallite, nonché lo Stato e gli enti previdenziali hanno dovuto (e dovranno) subire le conseguenze della mala gestio di amministratori ed imprenditori poco attenti in passato: ciò non è più ammissibile, ne pagheremo tutti le conseguenze.

Il D.Lgs. 14/2019, art.3 “Doveri del debitore” stabilisce che l'imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte.
L'imprenditore collettivo (società di ogni tipo) deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell'articolo 2086 del Codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell'assunzione di idonee iniziative.

Con la modifica dell’articolo 2086 C.C. “Gestione dell'impresa” è stato introdotto in particolare il secondo comma riguardante tutte le società, anche le più piccole.

L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere (leggasi, l’obbligo) di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, ANCHE in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

All’articolo 2475 C.C., primo comma, è stabilito che “l'istituzione degli assetti di cui all'articolo 2086, secondo comma, spetta esclusivamente agli amministratori” che quindi devono informarsi in proprio e affidarsi a consulenti specializzati per comprendere ed attuare le disposizioni normative, adottando o implementando gli adeguati assetti in azienda secondo le migliori best practice.

L'articolo 378 del D.Lgs. 14/2019 ha aggiunto inoltre un sesto comma all’art. 2476 del Codice civile che, nella sua prima parte, recita testualmente: "Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale ... (omissis)".

Gli amministratori, inoltre, sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo per l'amministrazione della società (art. 2476 primo comma).

Quindi all’obbligo di istituire gli adeguati assetti si accompagna, quale sanzione, la responsabilità personale patrimoniale degli amministratori nei confronti dei terzi danneggiati dal loro comportamento omissivo o comunque in qualche misura superficiale, negligente.

Si ricorda che la funzione di amministrazione di una società rientra nel novero delle attività disciplinate dall’art. 1176 C.C. che, al secondo comma, richiede, nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, che la diligenza sia adeguata alla natura dell'attività esercitata.

All’art. 2486 “Poteri degli amministratori” infine è stabilito che al verificarsi di una causa di scioglimento della società (la perdita della continuità aziendale configura una causa di scioglimento, art. 2484 C.C.) gli amministratori conservano il potere di gestire la società, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale, e gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali ed ai terzi, per atti od omissioni compiuti in violazione di tale obbligo.

Risulta quindi evidente che un'azienda i cui amministratori decidano, al fine di risolvere la problematica dell’adeguamento della società alle nuove disposizioni di legge, anche con apposita delibera, di implementare nel sistema di controllo interno gli strumenti adeguati alla guida dell'azienda, sicuramente riuscirà a monitorare la continuità aziendale e ad intercettare prontamente gli indizi di crisi.

Il legislatore, a parere di chi scrive, si è “dimenticato” di stabilire quali siano le misure che concretamente le aziende (TUTTE: imprenditori individuali, società ed enti di ogni tipo e dimensione) dovranno adottare per ritenersi adempienti, lasciando ai professionisti del settore e agli amministratori individuare gli strumenti da utilizzare.

Quali strumenti adottare quindi?

Il calcolo dei più svariati indici di bilancio non basta più, in quanto orientato al passato e quindi non strumento anticipatorio ma di mera constatazione (tardiva) dello stato di crisi delle imprese.

Business plan e budget, in particolare il budget di tesoreria (monitoraggio dei flussi di cassa futuri), sono utili, ma orientati a misurare solo i possibili effetti di “comportamenti” aziendali già in essere, senza scavare nelle cause dei risultati ottenuti e presumibilmente ottenibili in futuro.

L’unico strumento completo di monitoraggio della continuità aziendale, riconosciuto in tutto il mondo, è la Balanced Scorecard di R. S. Kaplan e D. P. Norton che, ricercando le cause delle possibili difficoltà che in futuro le imprese potrebbero dover affrontare, è unico strumento idoneo ad adempiere compiutamente ai nuovi obblighi normativi.

Nei prossimi contributi verranno illustrati i passi necessari all’introduzione di una Balanced Scorecard in azienda ed i possibili vantaggi che le aziende otterranno dall’adozione di questo potente strumento.

 


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Scritto da: Simone Moro


Sono iscritto al Registro dei Revisori Contabili. Mi occupo principalmente di consulenza e pianificazione strategica in materia fiscale, aziendale e societaria, controllo di gestione, certificazione domande di contributi pubblici e di gestione del team.

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Ultima modifica il Lunedì, 15 Marzo 2021 16:48
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